I sensi dell'anima

La neuroscienza giunge inaspettatamente a riformulare uno dei temi cari a Sant'Agostino e Meister Echart: i sensi corporei possono essere tratti in inganno, ma non i sensi che l'anima utilizza per accogliere la Verità, ovvero la "luce di Dio" (l'intero spettro di frequenze)
La consapevolezza di percepire con i sensi dell'anima viene definita da Agostino come "Animo": ""Entrai nella sede del mio stesso animo, che è nella mia memoria, giacché l'animo si ricorda anche di se stesso. Dio non si può vedere che con l'animo, e tuttavia non può essere visto come animo. Dove, dunque, ti ho trovato per conoscerti, se non in Te (animus), al di sopra di me?". Per Agostino la verità abita "in interiore homine", nella luce interiore e questa luce è Dio stesso, perché Dio è verità.
Realizzare l'Animus , sintetizzato dagli alchimisti con il glifo del mercurio rovesciato, è la meta finale dell'alchimia della consapevolezza sensoriale in percezione sensoriale. Sentire con il corpo significa essere coinvolti nel mondo fisico e materiale delle relazioni, ma percepire le verità nascoste nelle immagini e nella luce riflessa dalle cose richiede all'individuo di esercitarsi nel congiungere la visione dell'occhio destro (il sole) con la visione l'occhio sinistro (la luna). La visione congiunta dei due occhi fa ciò che Meister Echart definisce "un unico occhio, un unico sguardo, unione profonda di conoscenza (destro) e amore (sinistro), che insieme fanno "semplice" l'anima, e insieme danno la possibilità di "moltiplicare la creazione", generando il logòs (percezione, comprensione e conoscenza)
Meister Echart scrive:
"L'anima ha due occhi: uno interiore (enterocezione), l'altro esteriore (esterocezione). L'occhio interiore dell'anima è quello che guarda nell'essere e riceve il proprio essere da Dio senza alcuna mediazione: è la sua operazione propria. L'occhio esteriore dell'anima è quello rivolto verso le creature, che percepisce secondo il modo delle immagini e di una potenza.
La neuroscienza ha scoperto connessioni significative fra il sistema della visione e i due lobi frontali. L'occhio sinistro indaga attraverso l'enterocezione le sensazioni provenienti dal corpo psichico (ghiandole e membrane cellulari) e le colloca nel lobo frontale sinistro. L'occhio destro invece seleziona le frequenze riflesse dalle immagini e le codifica nel lobo frontale destro in attesa di essere associate alle sensazioni corporee. La percezione dell'anima è sintesi di sole e luna, di enterocezione ed esterocezione, di vibrazioni interiori e di vibrazioni esteriori. La verità dell'anima non può che essere soggettiva, peché ogni essere percepisce il bello e il brutto, il buono e il cattivo, il giusto e l'iniquo, il vero e il falso in conformità alla propria esperienza e soprattutto abilità di associare la senzazione fisica alla frequenze di luce che l'ha determinata.
L'Animus inizia ad agire autonomamente quando la percezione incrociata (l'ars combinatoria) sviluppa le potenze dell'anima e cioè memoria, immaginazione, intuizione, proiezione, visualizzazione creativa e le potenze superiori della telepatia e della chiaroveggenza.
La consapevolezza delle immagini e della loro intrinseca verità è la facoltà cardine dell' Animus, sintesi di un primo stadio di "incarnazione" del lògos all'interno del cervello.
A partire da queste osservazioni l'educazione spirituale alla percezione sensoriale richiede la pratica del dubbio e della discriminazione razionale e intuitiva (le vibrazioni del giallo), poiché la percezione di ciò che ritieniamo vero, giusto e bello possono essere "alterate" dalle parole e dalle immagini, dalle tecniche seduttive e dalle arti manipolatorie, da false promesse e da efferati inganni.
La facoltà di discriminare tra verità materiale e verità morale, tra verità della forma e verità dell'impressione non è congenita dalla nascita, ma è un prodotto dell'evoluzione dell'intelligenza di selezionare e codificare nella "memoria evolutiva" (il senso di sé nel tempo e nello spazio), e quindi "ricordare", le vibrazioni assolute in cui materia e spirito, forma e impressione sono inseparabili. Nella luce riflessa dalla Natura (le vibrazioni del verde) non esiste separazione tra ciò che è dentro e ciò che è fuori, come invece si percepisce nelle forme umane. Ciò che si vede è vero e assoluto.
Anche la saggezza greca giunse alle stesse conclusioni: la verità non va ricercata nelle profondità dello spirito o dell'intelletto, ma è contenuta nella luce riflessa dalle cose e dai corpi. E cosa è possibile leggere nella luce riflessa delle cose naturali se non stati variabili di energia, di vitalità, di maturazione o decadimento della forma originaria?
Allo stesso modo è possibile percepire nelle eterogenee forme dell'arte stati variabili di energia che ci informano, in modo sottile, il gradiente di evoluzione dell'artista e della sua percezione del mondo in rapporto alla sua specifica "potenza".
Non ci sono artisti più bravi di altri, ma stati di consapevolezza diversi. E' all'interno dell'universo simbolico creato da ogni artista (sole/luna) che l'anima dell'osservatore può riconoscere e rintracciare il proprio percorso.
"Sento le stesse cose, percepisco le stesse emozioni, condivido la stessa sinfonia di colori e forme...L'arte, come la coscienza, è immateriale, è pura musica".
"Il contatto dell'angolo acuto di un triangolo con un cerchio non ha minore effetto di quello del dito di Dio con le dita di Adamo in Michelangelo"
La forza dell'inconscio

Kubrick è stato l’autore che più di ogni altro ha indagato la relazione coercitiva che esiste tra le frequenze trasmesse dalle immagini e la mente subconscia (il tronco encefalico), la mente inconscia (il cervelletto) e la mente conscia (il sistema limbico). Il protagonista di “Arancia meccanica” viene sottoposto a un bombardamento violento di immagini amplificate verso lo spettro degli infrarossi, alternate a immagini sacre, per loro natura orientate verso lo spettro degli ultravioletti. Il cervello ha bisogno di tempo per elaborare le emozioni suscitate dalla violenza, dal sangue, dalla paura, dal desiderio sessuale, dalla sete di vendetta........Il mesencefalo assorbe automaticamente la “medietà” delle frequenze percepite dalla retina allo scopo di garantire e mantenere il più a lungo possibile l’equilibrio delle funzioni biopsicologiche, ed esclude a priori quei "picchi" di frequenza che possono provocare malessere, disagio, ripulsa e vomito. Il “comune senso del pudore” ha origine da questa forma istintiva di autocensura che, da una parte preserva l’organismo dalle patologie e alle reazioni subconscie connesse alla sfera degli istinti, dall’altra instaura un sistema di “abitudini” negative che “colpiscono” il psicosoma in uno dei due versanti. Ad esempio, studiando l’archetipo respiratorio, troveremo sul versante “infrarosso” la grave patologia dei polmoni e dei bronchi, dai tumori alla tubercolosi, mentre sul versante “ultravioletto” si situeranno le esperienze claustrofobiche sino all’attacco di panico e ai deliri di soffocamento.
Una delle finalità dell’alchimia, intesa come esperienza di autoconoscenza, è di giungere ad espandere il campo della percezione delle frequenze di luce fino ai limiti estremi dello spettro visibile, per poi sprofondare, nella "Nigredo" delle pulsioni suscitate dall’eros, dal sangue e dalla libido sessuale, nelle frequenze invisibili dell’etere.
Quando Schnitzler (1861- 1931) scrisse “ Doppio sogno”, la società era intrisa di conformismo morale in cui imperava la censura, il bigottismo, la falsità dei comportamenti e l’ambiguità delle intenzioni costantemente analizzate e demonizzate, censurate e fatte oggetto di pettegolezzo.
Il protagonista maschile del romanzo si avventura nei territori oscuri e tenebrosi dove si celebrano, lontano dagli sguardi dell’individuo comune, i riti di iniziazione alla vera conoscenza ed esperienza di sé. Il sesso mercenario, le orgie di gruppo, la negazione dell’identità, il sacrificio rituale, l’eccitazione psichica adrenalinica, l’esasperazione della paura e l’inibizione dell’istinto di fuga, la consumazione della razionalità finalizzata all’equilibrio fino alla follia e alla depravazione dei sensi, conducono lo spirito (la comprensione) verso le estremità dello spettro infrarosso.
in "Eyes Wide Shut", Kubrik mette in risalto in forme molto sottili il significato metaforico della vicenda descritta dallo scrittore viennese. La conoscenza può avvenire in due modi: in forma diretta attraverso l’esperienza “maschile” dell’azione fisica o intellettuale; o in forma indiretta, mediata dallo sguardo “femminile” che assorbe dal mondo invisibile (l’etere) ciò che è utile e necessario allo sviluppo spirituale dell’anima. La vicenda dei due coniugi (il re e la regina degli alchimisti rinascimentali) descrive il modello di trasformazione della coscienza di sé, alterata , o disturbata, dalla ricezione di frequenze che si trovano all’estremità del campo, nella dimensione invisibile degli archetipi.
Lo sguardo della Regina (Nicole Kidman) "assorbe" da un uomo misterioso, affascinante e seducente una notevole quantità di informazioni sensoriali archetipiche che dovranno essere metabolizzate, comprese ed assimilate dal cervello nel suo complesso. L’etere è il cibo degli dei. Nell’etere sono racchiuse tutte le conoscenze elaborate dagli uomini che intraprendono coraggiosamente l’avventuroso viaggio di Ulisse oltre le colonne d’Ercole. Le colonne delimitano metaforicamente lo spettro di luce visibile, il mondo conosciuto dalla ragione, dalla scienza, dal buon senso….ma oltre le colonne inizia l’Odissea nello spazio, l’Odissea nell’etere dominato dagli archetipi, dai simboli e dal tempo ciclico ripetitivo. Dante spedirà Ulisse oltre le colonne per sperimentate “virtute e conoscenza”, e non farà più ritorno ad Itaca.
Allo stesso modo il Re (Tom Cruise), metafora dello sviluppo del senso di sé conquistato da Ercole al termine delle 12 prove nel mondo visibile, inizia il viaggio nel mondo onirico costellato dei simboli della trasformazione dell’istinto sessuale (la prostituta), della pulsione irrazionale (il sacrificio di sé) e della libido individuale e collettiva (il ballo in maschera). Nicole Kidman si osserva allo specchio, metafora dell’introversione creativa indotta dall’etere, ben conosciuta da tutti gli artisti spinti a dipingere da una irriducibile forza ispiratrice…mentre al suo interno , nella dimensione inconscia, l’esperienza del confronto con gli archetipi sconosciuti si risolve attraverso un costante raffronto intellettuale fra la dimensione fisiologica e la dimensione psicologica che può essere paragonato a una ricerca costante della sintesi fra “materia” e “psiche”. Man mano che questa sintesi si va delineando, la funzione archetipica viene sempre più circoscritta sino a che, manifestatasi come “operatività” consapevole della coscienza, finirà per agire dissipando le strutture mentali dell’io, veri e propri ostacoli alla comprensione dell’energia archetipica.
Da questo importante lavoro di sintesi operativa tra le funzioni ricettive della percezione (la Regina) e la capacità dell’intelletto di intuire il significato simbolico dei sogni e delle immagini che emergono dalla mente (il Re), si struttura la percezione spirituale dell’artista, del filosofo, dello psicanalista e del "papa" (bianco e nero). E’ ovvio che ognuno di noi elabora l’energia archetipica che filtra attraverso l’etere secondo una propria specifica modalità culturale, creativa e cognitiva (Vulcano con la gamba zoppa di Saturno). Il lavoro di trasformazione dell’informazione archetipica (la perla blu sul crogiuolo) in opere creative viene chiamato “Soma”, il nettare degli Dei, chiamato anche "il fuoco che non brucia", l'Elixir che allevia dalle sofferenze, dalle malattie e dal dolore e scaccia la libido di soddisfare istintivamente i bisogni primari (il lupo).
I sogni hanno lo specifico compito di procedere autonomamente nel risolvere i conflitti tra materia e psiche. Anche le malattie psicosomatiche rappresentano il tentativo dell’organismo di assorbire e trasmutare in consapevolezza i contenuti inconsci che divampano dalle esperienze del confronto e del conflitto. Infine, e di non lieve rilevanza spirituale, il tumore è una trasposizione fisica del conflitto instaurato dall’Io con la totipotenzialità dell’energia archetipica. In termini alchemici tale percorso, non privo di pericoli per l’Io e la vita stessa, si può paragonare alla "via secca", cioè un approccio rapido di trasformazione (e morte) perché giocato sulla fusionalità dell’energia dell’Io con quelle dell’archetipo.
Immagine tratta da "le 12 chiavi de la filosofia" di Frate Basilio Valentino, alchimista del XV secolo.
Il film:
www.activitaly.it/immagi [...] %20wide%20shut_2.htm
La Nigredo dell'energia psichica

L’esperienza della Nigredo è la condizione esistenziale di chi, uomo o donna, deve evolvere l'istinto sessuale, la gelosia e l'orgoglio in sentimento. Molto spesso la difficoltà a provare ed esprimere i sentimenti è connessa a rapporti problematici con i genitori, i fratelli e la dimensione materiale dell’esistenza. Complessi paterni o materni inibiscono il naturale flusso di energia psichica che rimane allo “stato grezzo” e in uno stadio infantile di elaborazione. L’obiettivo dell’alchimista è di trasformare la pietra grezza, chiamata <em>Pleroma </em>, nel Mercurio dei Filosofi, chiamato <em>Elixir</em>.
In pratica l’esperienza dell’alchimista è di riuscire a elaborare l’energia psichica che scaturisce dagli istinti primari in energia mentale, cioè nella comprensione che le pulsioni sono il potenziale creativo che ogni individuo ha a propria disposizione per progettare la propria felicità.
Nel film “<strong>Iris”</strong>, ispirato alla vita della scrittrice Iris Murdoch (1909 - 1999) . la protagonista intuisce che solo la "<strong>mente"</strong> ha il potere di liberare le potenzialità creative dell’individuo. “<em>Non è l’amore a renderci felici e nemmeno l’istruzione. I libri non ci insegnano a diventare felici, ma l’istruzione ci fornisce gli strumenti per comprendere quali siano gli elementi indispensabili per raggiungerla…”</em>
<em>
</em>Istruire, educare, controllare, veicolare, incanalare, indirizzare sono termini che hanno come denominatore l’intenzione di operare con l’energia psichica e cioè l’incontrollato flusso di emozioni, parole, azioni e gesti impulsivi che rappresentano una reazione istintiva nei confronti delle sollecitazioni esterne.
L’energia psichica si manifesta come rabbia, rancore, invidia, gelosia, odio, avidità, attaccamento e l’aspetto fisico esteriore e interiore sono le lacrime, le grida, gli “attacchi di bile”, i “bruciori di stomaco", le secrezioni delle ghiandole che cambiano il colore della pelle e irrigidiscono le labbra.
</em>
L’energia psichica è, nella maggior parte dei casi, un evidente avvertimento dell’esistenza di un conflitto che “lacera” il corpo nelle sue “pieghe” interiori.
La dimensione conflittuale dei sentimenti è stata estesamente analizzata dalla psicologia occidentale che ha individuato nei miti, nelle fiabe nelle leggende gli strumenti educativi con cui le società del passato cercavano di istruire l’individuo al controllo consapevole delle emozioni.
<em>“Il grande cervello umano, con la sua capacità di esperienze impreviste e di pensieri nuovi, e la lunga infanzia umana, che è più lunga di qualsiasi altra specie, ha dotato l’umanità di una possibilità di apprendere superiore a qualsiasi altra creatura, e con un pericolo quindi di disorientamento. Uno degli scopi principali dei riti dei primitivi e degli uomini più sviluppati è stato perciò quello di guidare il bambino fino allo stadio adulto. La dipendenza infantile deve essere trasformata in responsabilità, nei termini prescritti dall’ordine sociale. Il figlio deve diventare padre e la figlia madre, passando dalla sfera dell’infanzia, che è dappertutto praticamente la stessa, a quella dei ruoli sociali, che sono molto variati. Gli istinti devono essere governati e maturati nell’interesse sia del gruppo che dell’individuo, e tradizionalmente la prima funzione della mitologia è stata quella di servire questo scopo sociale e psicologico. L’individuo è adattato al suo gruppo ed il gruppo al suo ambiente, con un senso di gratitudine per il miracolo della vita. E questa , io direi, è la funzione della mitologia del villaggio: il controllo degli istinti e l’indirizzo dei sentimenti.”*</em>
L’istruzione attraverso i miti, le fiabe e le leggende assume un peso determinante nel convogliare l’energia individuale all’interno di un codice di comportamento convenzionale del gruppo di appartenenza. Nella comunità del “villaggio” l’esperienza della Nigredo individuale assume un significato di esplorazione degli istinti in ambiente “controllato”. Le emozioni negative vengono assoggettate ad un ordine etico e morale che è strutturato dalle Leggi religiose e civili. Ogni individuo fa esperienza della Nigredo con forme e contenuti che appartengono al gruppo sociale in cui avviene il passaggio dall’ adolescenza alla maturità. Il senso di appartenenza permette così alla personalità di aderire a modelli di comportamento che sono funzionali agli scopi e agli obiettivi della collettività. L’educazione convenzionale ha insistito sulla repressione e sul controllo cosciente delle emozioni negative con l’intento di inibire le reazioni violente. Nei paesi civilizzati si insegna ai bambini a controllare tanto le loro azioni che le loro emozioni. Di fatto molte persone diventano talmente esperte nel nascondere o mimetizzare le loro reazioni istintive, non soltanto agli altri ma anche a se
stessi, che questa forza estrema di autocontrollo le rende vulnerabili a pericoli d’altro tipo.
Infatti, se le barriere interiori cedono anche minimamente, per un abbassamento della soglia di coscienza, oppure se un mutamento delle condizioni esteriori elimina certe restrizioni interne, le reazioni represse possono esplodere in maniera inarrestabile, e dimostrarsi doppiamente distruttive proprio perché la persona in cui si manifestano è sempre stata inconsapevole della loro presenza. La nigredo degli istinti è quindi latente in ogni individuo e può manifestarsi in particolari momenti della vita in cui la stanchezza, la depressione, lo stress e soprattutto la frustrazione hanno un effetto di innesco dell’energia sessuale e creativa che è rimasta inerte e implosa per molto tempo. La nigredo alchemica ha invece un effetto dirompente sulle convenzioni sociali e cioè sulla morale religiosa e l’etica della società. L’ alchimista percepisce che esiste una seconda verità che trascende l’impegno del “gruppo” per cui ogni conquista richiede il sacrificio del singolo per l’interesse comune e questa non è che l’espressione della norma fondamentale!
<em>“Questa non è che l’espressione della norma fondamentale che regola la vita sociale in tutto il regno animale. Sorge nel momento in cui la perdita di un tornaconto personale, determinata dalla sottomissione alle regole del gruppo, viene largamente compensata dal profitto derivante dal successo del gruppo. Corollario di tutto ciò, per gli esseri umani, è che alle popolazioni ricche ed egoiste, che professano religioni e ideologie perdenti, subentrano i seguaci poveri ed altruisti di fedi religiose in ascesa.. La promessa di una vita futura migliore, sia essa un paradiso terrestre o la resurrezione nei cieli, è la ricompensa che le culture si inventano per giustificare l’imperativo di sottomissione sul quale si fonda l’esistenza sociale. Rivissuta di generazione in generazione, la sottomissione al gruppo e ai suoi codici morali si stabilizza nella dottrina ufficiale e nella fede individuale. Eppure non è decretata da Dio, né scende dal cielo in forma di verità inoppugnabile. Si evolve come indispensabile procedura di sopravvivenza degli organismi sociali.”
</em>
L’alchimista è invece un empirico “per cui i precetti e la fede religiosa sono prodotti assolutamente materiali della mente. Per più di mille generazioni hanno contribuito ad aumentare le possibilità di sopravvivenza e il successo riproduttivo di coloro che si conformavano alle fedi tribali. Le regole epigenetiche, tendenze ereditarie dello sviluppo mentale, ebbero tutto il tempo necessario per evolversi e generare sentimenti morali e religiosi. La possibilità di indottrinare divenne un istinto” .
Consapevole delle regole di comunicazione del Villaggio globale e della necessità di condividere la cultura di massa, l’occhio dell’alchimista si rivolge all’interno, alla ricerca di una verità che costituisce la vera ricchezza della natura umana: l’individualità e l’inesauribile manifestazione dell’energia creativa che vi è connessa.
Gli argomenti dell’alchimista - empirista sono tutt’altro che recenti, dal momento che le loro origini affondano nell’Etica Nicomachea di Aristotele e nella trattato sulla natura umana (1739-40) di David Hume. Le esperienze alchemiche invece affondano nella notte dei tempi, cioè da quando Caino uccise il fratello Abele e si inizia a percepire il sottilissimo filo che separa il bene dal male e che ciò che rappresenta il bene della società non corrisponde quasi mai alla felicità dell’individuo.
C’è un vuoto profondo di conoscenza che impedisce, per ora , lo studio dal punto di vista biologico di un ramo fondamentale dell’etica: i sentimenti morali.
I sentimenti morali sono il punto cruciale in cui convergono tutte le speranze di trasformazione in positivo della società e degli individui che la compongono.
Il sentimento morale attinge direttamente alla sfera degli istinti che sono la materia grezza che è necessario cuocere lentamente perché l’energia psichica si trasformi in amore, amicizia e spirito di collaborazione.
Il vaso ermetico contemporaneo è oggi rappresentato dalle istituzioni che si occupano dell’istruzione degli adolescenti e dei giovani. Nelle scuole viene trasmessa la mitologia del villaggio mentre è compito dei libri trasmettere la mitologia della foresta, della ricerca , dell’individuo. La mitologia della foresta sta lentamente scomparendo poiché i miti del passato non possono durare. In precedenza, per generazioni, la vita si atteneva a forme così rigide che l’esistenza di una divinità poteva durare millenni.
Conversione di Saulo

Immaginate di guidare un’automobile in salita. Voi siete il conducente. Inserite le marce, accelerate e frenate a vostro piacimento; potete anche provare divertimento a salire verso la vetta alla massima velocità, curva dopo curva, e provare delle vere emozioni. Poi giungete sulla sommità….e realizzate il vostro sogno di guardare il mondo dall’alto. Allo stesso modo l’uomo conduce la sua vita sfruttando al massimo le potenzialità fisiche, psichiche e mentali del corpo, umile servitore di un padrone che raramente lo rispetta. Ma il corpo non è come un’automobile, non è un veicolo qualunque , non può essere rottamato e sostituito….Il carburante si esaurisce, qualche pezzo deteriorato può essere sostituito, la manutenzione, per quanto costante e programmata, può prolungare l’efficienza del motore…ma alla fine accade l’inevitabile…e il guidatore si rammarica di aver corso troppo forte, oppure è fiero di aver realizzato tutti gli obiettivi, anche se il cuore è logorato, i polmoni sono sfibrati e il minimo stato di stress cortocircuita le difese immunitarie.
Immaginate ora di voler guidare l’automobile, ma di non essere più in grado di salire. Anzi. Il motore si ferma e l’automobile inizia a scendere in retromarcia, senza freni, sempre più forte, come in “folle”. Siete terrorizzati, avete paura di precipitare in un burrone da un momento all’altro, recitate le ultime preghiere prima di morire...…. Poi, chiudete gli occhi, immaginate di precipitare verso il vuoto e di schiantarvi al suolo…...Passa un po’di tempo, che strano...…pur senza sfiorare il volante l’auto ritorna verso valle seguendo le curve, senza creare nessun pericolo al guidatore o produrre incidenti a terzi. Continuate a scendere in retromarcia, per cui vi girate a guardare la strada che inspiegabilmente diventa docile, rettilinea e priva di pericoli. Vi chiedete perplessi quando avrà termine quella discesa.....poi, all’improvviso, l’automobile sterza e si raddrizza…..per cui ora guardate la strada davanti a voi...…anche se continuate a scendere, a scendere verso valle, lungo una strada che sembra non aver mai fine.
Immaginate, allo stesso modo, di cedere la guida del vostro corpo a una forza misteriosa, di assecondare un istinto invisibile in grado di dirigervi verso una direzione contraria alla vostra volontà. All’inizio il vostro mezzo procede all’indietro per farvi capire che state andando verso la direzione sbagliata e che “dovete” evolvere verso il “fondo valle” e non verso la vetta. Evolvere...….verso cosa? Non lo sapete, non avete più il comando di niente, siete ospiti di una "navetta" che ritorna indietro, sia nel tempo che nello spazio….., siete passeggeri all’interno di un veicolo autonomo che possiede una propria intelligenza, una propria meta….anche se la ragione, il bene divino che vi hanno insegnato ad usare, non è in grado di capirlo. Dopo un po’ di tempo che retrocedete, seguendo l'istinto, straordinariamente consapevole dei vincoli determinati dalla "carreggiata stradale"(la vita), vi accorgete che andare in discesa, senza consumare carburante e logorare il corpo, non solo è piacevole, ma addirittura desiderabile....ora guardate davanti a voi....…non avete più voglia di salire....….volete solo andare verso valle , verso la terra promessa, la pace, la libertà, la realizzazione di una “valley experience”…..lo volete, lo desiderate....….Sulla carreggiata opposta vedete una lunga fila di automobili che viaggia in direzione contraria, verso la vetta….e provate, per la prima volta,
una profonda compassione….e sentite , per la prima volta, di essere felici di aver creduto alle parole del Guru: “Onorate il Se, il Se dimora dentro di voi, come Te…” (Baba Muktananda, 1908 - 1982) www.siddhayoga.org
State ancora scendendo....siete immersi in colline profumate di fiori, mentre in lontananza iniziate a scorgere le anse di un fiume grandioso che solca la pianura fino alla foce. E’ in questo frangente che emerge "Bhairava", la comprensione dell’esperienza. Avere fede nel Guru interiore che ti indica la via per tornare indietro, nella Valle dell'Eden, significa rivelare dentro noi stessi un istinto spirituale (il Se) che dimora in te come Te, come una guida che ti accompagna verso la svolta, la conversione a U, la morte delle illusioni, la decapitazione dell’ego, la cancellazione della vacue speranze di farcela, di arrivare alla cima senza danni collaterali o effetti devastanti sugli affetti e i sentimenti del cuore (vedi la Bhagavadgita)
Avere fede nel Se, nell’istinto di evolvere verso la dissoluzione dell’ego e dell’anima, conduce infine a capire che l’Io è pura illusione...…non siamo noi a condurre i giochi…i giochi trascendono la nostra comprensione e allora invochiamo il destino, il fato, il caos, la sfortuna e infine il karma ereditato dai genitori, dalla società e perfino dalla razza, come responsabili delle nostre tragedie e fallimenti.
Avere fede nel Se significa decidere consapevolmente di andare dalla parte opposta al flusso della vita materiale per privilegiare i sentimenti del cuore al denaro, gli affetti all'ambizione, la conoscenza al successo sociale. Ecco allora che il “veicolo” si gira con la parte anteriore verso valle , metafora di una precisa volontà di evolvere sul piano umano e spirituale. A questa volontà priva di Ego e di illusioni, a questo desiderio di continuare a scendere invece che salire, la cultura alchemica ha posto l’accento: il Sé.
Brueghel aveva un sogno ricorrente. Sognava di stare in groppa al cavallo seduto all’incontrario e di non essere più padrone delle redini. Il cavallo galoppava verso valle, dalla parte opposta....….
Un giorno decise di dipingere un condottiero intento a guidare una schiera di soldati verso la vetta. Non capiva il significato di quella scena di massa…..poi ripensò al suo sogno e dipinse il condottiero a terra, disarcionato dal suo cavallo.
Dopo un paio di settimane gli venne in mente Saulo e la sua conversione....….allora comprese il significato del sogno e capì che il suo destino era ormai segnato...….prese dalla sua casa poche cose e si avviò a compiere il viaggio iniziatico nella terra dell’Alchimia: l’Italia!
neuroestetica

Che cosa dà agli esseri umani la capacità di generare ed apprezzare l'arte?
Questo problema filosofico ha sollecitato studi scientifici del cervello da oltre duemila anni. Oggi comunque, le tecniche avanzate di formazione dell'immagine ci permettono di osservare l'attività interna del cervello mentre si confronta con il mondo esterno, fornendo una struttura di prima mano per capire le relative funzioni. Ciò è particolarmente significativo per quanto interessa il nostro sistema visivo. Effettivamente, i ricercatori moderni che si sono dedicati alla ricerca, interpretando il cervello visivo hanno rilevato alcune interessanti proprietà del cervello, indagando il collegamento fra l'arte e la neuroscienza per sviluppare un'immagine completa della nostra natura umana. Questa inchiesta ha contrassegnato la nascita di una nuova scienza conosciuta oggi come neuroestetica secondo la quale gli scienziati cercano di rendere più comprensibile l'esperienza estetica da un punto di vista biologico.
Secondo le conclusioni più affascinanti e più immediate, la neuroscienza fornisce indizii interessanti circa il modo in cui la nostra mente affronta le varie espressioni artistiche. Il convegno aggiornerà le conoscenze attuali circa il rapporto fra arte e neuroscienza e fonirà prospettive sull'orientamento futuro di questo campo di ricerca.
Per maggiori dettagli:
www.fcsh.unl.pt/psicolin [...] ica/indexeng.htm
www.neuroestetica.org
Dalla presentazione di neuroestetica.org
"Fin dall’alba della Preistoria, l’Uomo si è dimostrato unico per la fantasia creativa che riesce ad esprimere attraverso la pittura, la scultura e la musica. Le diverse forme artistiche hanno in comune il fatto di essere universali forme di comunicazione che non necessitano una comprensione mediata dal linguaggio. Ciò perché poggiano le proprie fondamenta su processi fisiologici comuni presenti in tutti gli individui della nostra specie. Proprio per questo motivo, indagando sull’arte è possibile scoprire nuovi aspetti della nostra mente (e quindi il nostro cervello) così come il motivo per cui un artista dipinge o scolpisce in un determinato modo e non in un altro.
Ciò che si prefigge la Neuroestetica, una disciplina nata di recente, è approfondire il rapporto fra l’arte e la nostra mente: indagare a tutto campo sull’uomo, rivolgendosi in particolare alle diverse espressioni artistiche in rapporto alle Neuroscienze. Lo scopo ultimo è quello di comprendere i meccanismi attraverso i quali siamo in grado immaginare, costruire associazioni e creare o emozionarci davanti ad un’opera d’arte.
Da circa un quarto di secolo, i neuroscienziati, passo dopo passo, sono stati capaci di determinare in modo piuttosto preciso alcuni aspetti della fisiologia e dell’organizzazione del cervello, soprattutto per quanto riguarda la vista. Proprio grazie a queste scoperte ci si è resi conto del fatto che l’artista esplora le potenzialità del proprio cervello, ad esempio mentre dipinge. Un’opera diviene così un originale strumento d’indagine scientifica ed un eccellente manuale in cui scoprire la meravigliosa bellezza del nostro cervello.
Di fronte ad un’opera d’arte di qualsiasi genere, ognuno di noi ha una diversa esperienza estetica. I sentimenti, i ricordi, il piacere che possiamo percepire, possiedono un forte carattere individuale poiché collegati a diverse componenti: genetiche, ambientali e formative. Mentre tale variabilità rimane ancora un campo pressoché sconosciuto, le ricerche hanno identificato il processo d’origine di alcune percezioni elementari e comuni in ognuno di noi. Esistono, infatti, diverse aree che si attivano in modo analogo in tutti gli esseri umani quando sono di fronte al medesimo oggetto. Questa base comune ci pone di fronte all’arte sullo stesso piano interpretativo, permettendo di comunicare impressioni ed emozioni profonde che talvolta non siamo in grado di esprimere a parole. In questo modo, un’opera come la “Pietà” di Michelangelo supera le barriere temporali e culturali diventando universale.
Oggi la neuroestetica si occupa principalmente d’arte, ma in un futuro prossimo si propone di affrontare anche altri campi come la religione, la morale e la giurisprudenza. Si cercheranno così, per vie nuove, le risposte a vecchie domande fondamentali per l’uomo che cerca di capire se stesso, il suo passato ed il suo futuro"
La neuroestetica è una fase di conoscenza della percezione sensoriale propedeutica all'alchimia della percezione, considerata nel rinascimento la "vera Arte". La conoscenza dei simboli investe il campo spirituale, da sempre appannaggio della religione e, solo di recente, della psicoanalisi. Il simbolismo rinascimentale potrebbe essere definito "esperienza neuropsicoanalitica" del fenomeno cognitivo connesso alla rivelazione subconscia, inconscia e iperconscia dell'unica Realtà. L'approccio alchemico richiede all'individuo/artista/filosofo di diventare medium della propria "percezione in azione" e di tradurre in immagini, attraverso l'autoespressione creativa, il millenario processo di simbolizzazione (azione della percezione) che filtra all'interno della mente attraverso le "tre cellule" (i tre giorni trascorsi da Giona nel ventre della balena) disegnate da Leonardo.
Eva, consapevolezza istintiva
La ricerca dell'equilibrio
Siamo tutti autori, artisti e artefici della nostra vita. Noi stessi siamo i primi critici della nostre azioni, di ciò che abbiamo realizzato e conseguito nella vita. Siamo chiamati quotidianamente a risolvere problemi, a volte banali, altre volte complessi. Dobbiamo agire per ristabilire l'equilibrio dell'organismo compromesso dalla dissipazione del calore e procurarci il cibo necessario per garantire la continuità dell'azione muscolare, mentale e creativa. Siamo gli autori della nostra vita, così come delle nostre creazioni, relazioni e condizioni esistenziali dalle quali dipendono stati di felicità o di sofferenza. Ma la realtà non è così semplice. Così come l'artista deve limitare la propria azione all'interno del "campo artistico" definito da un Potere esterno, sia esso religioso, politico o ideologico, così l'individuo è chiamato ad agire all'interno di uno specifico "campo spirituale" definito dal suo "potere personale".
L'equilibrio dell'individuo è costantemente alterato dall'interferenza innescata dalle relazioni sociali, materiali e affettive. Per quanto diventiamo bravi a praticare la meditazione e la discriminazione, siamo incessantemente coinvolti nel "sentire" e provare sentimenti di amore, odio, risentimento, ramcore, ecc...ogni giorno sperimentiamo la "cacciata" da un "paradiso privato" per affrontare la realtà dei sentimenti e dei bisogni condivisi.
Il potere personale
La "Cacciata dal Paradiso terrestre" è un tema centrale nel dibattito filosofico del secondo rinascimento, poiché viene discussa l'origine della differenza tra azione morale e obbedienza alle leggi, tra la centralità dell'io consapevole del proprio corpo e le finalità sociali che impongono senso del dovere, responsabilità e obbedienza alle istituzioni.
Adamo ed Eva sono condannati da Dio a ripristinare l'equilibrio corporeo e sociale con il sudore della fronte e partorendo con dolore. Diventando autore della propria vita, risolvendo da solo i problemi della
sopravvivenza e dell'adattamento all'ambiente, l'individuo esercita il libero arbitrio che lo "espelle" dal sistema morale di riferimento, ma lo rende arteficie di un potere personale che lo eleva a "legislatore" di se stesso ("la legge morale che è in me", direbbe Kant).

Mordendo la mela della conoscenza dei sentimenti corporei, la donna riconosce dentro in sé bisogni, desideri e sentimenti morali che contraddistinguono la vita dell'anima. Conseguentemente l'azione di Adamo, dipinto da Michelangelo nell'atto di afferrare una mela invisibile, si conforma al "campo spirituale" definito dalla sua anima (Eva), campo spirituale che si estende poi al campo estetico ed artistico, caratterizzato dalla manifestazioni di "bisogni" che, se soddisfatti, riportano l'organismo biopsicosomatico in equilibrio.
L'atto di aderire alle pulsioni psichiche e creative dell'anima è conforme alle "leggi di natura", ma è sempre in contrasto con la Legge di Dio, con la legge dominante. Tuttavia la "cacciata dal Paradiso" dà origine all'autocoscienza (le quattro Virtù cardinali) che è il fondamento della consapevolezza di sé (Temperanza), del pensiero allocentrico (Prudenza), della percezione critica (Fortezza) e della volontà di evolvere (Giustizia) che caratterizza il "campo spirituale e artistico" della personalità creativa.

I tre "campi spirituali"
La cultura rinacimentale riconosce l'esistenza di tre "campi spirituali" che definiscono tre diverse forme artistiche e morali di autoespressione del potere personale. Uscendo dal "paradiso artificiale" creato dalle leggi civili e religiose che "garantiscono" l'equilibrio psicologico e sociale, e cioè liberando la mente da sistemi di credenze indotti dall'educazione, dall'istruzione e dal conformismo generato dalle abitudini consolidate, Adamo diventa consapevole dei bisogni dell'anima psichica di Eva di evolvere in "campi spirituali" più evoluti.
Il Beato Angelico dipinge così tre varianti del'Annunciazione. La Vergine, emblema del ricercatore artistico e spirituale, viene dipinta all'interno di tre diverse archittetture, di tre tipi diversi di spazio concluso, a significare l'evoluzione del "campo biopsicosomatico" definito dall'anima psichica di Eva, nel campo spirituale definito dall'Anima, dalla Mente e dalla Coscienza "illumnati" dalla Vergine dell'Annunciazione.
Conclusioni
Per l'alchimia cristiana rinascimentale esistono tre gradi di evoluzione della materia primaria (Eva), caratterizzata da bisogni, desideri e sentimenti. L'artista opera all'interno di uno dei tre campi, per cui il suo punto di vista cambia e muta nel tempo man mano che l'autoepressione creativa si manifesta durante la vita dell'Anima, della Mente o della Coscienza. Gli esiti formali ed estetici della sua opera sono ovviamente diversi a seconda del "campo spirituale" in cui avviene l'esperienza
L'arte è femmina. E' percezione in azione. Siamo costretti a creare qualcosa per riportare equilibrio all'interno dell'ambiente che abitiamo dentro di noi, per cui rispondiamo progressivamente ai bisogni evolutivi dell'anima, ai desideri di conoscenza della mente e infine all'istinto di trascendenza peculiare della coscienza.
La donna interiore non è mai ferma. Si muove ovunque e dappertutto assetata di amore e conoscenza, provocando incessantemente uno spostamento eccentrico dell'energia psichica, mentale e spirituale dal suo asse centrale.
Quando diventiamo consapevoli dei cicli di evoluzione della donna interiore, da Eva (campo psichico) fino alla Vergine (campo mentale), acquistiamo sensibilità alle diverse frequenze di luce e impariamo a distinguere istintivamente il buono dall'iniquo, il bello dall'inutile, il giusto dal dannoso, ovvero i fondamenti della Legge naturale.
Morte dell'anima psichica

La nostra mente comprende la realtà che ci circonda in base alla sua capacità di interpretarla (emisfero sinistro/interprete) e di giudicarla (emisfero destro/senso di sé in rapporto al mondo esterno). La capacità della mente di interpretare e giudicare la realtà è limitata sia dalla quantità che dalla qualità delle esperienze (vissute o virtuali) con cui può confrontarla, sia dei limiti stessi di percezione della realtà da parte dei sensi.
Ogni individuo/artista, in base alla propria esperienza e abilità acquisite attraverso l’educazione, l’istruzione e il training mentale di tradurre i dati percepiti dai sensi in “tesi, ipotesi e sintesi”, vede, intuisce ed elabora cognitivamente una specifica sezione di realtà che ha la peculiarità di evolvere nel tempo, man mano che ulteriori informazioni, dati e sintesi si aggregano ai molteplici frammenti.
E’ sbagliato dire che abbiamo una visione “distorta” della realtà, ma dobbiamo essere consapevoli dei limiti del nostro vedere, spesso giudicato inadeguato e insufficiente da chi opera su specifici livelli di “burocrazia”, ovvero è edotto, informato e specializzato nel riconoscere il “potere” del “sapere consolidato” sul sistema delle credenze e delle conoscenze di base acquisite dall’individuo.
La nostra percezione è sempre giudicata “distorta” rispetto a un modello di riferimento collaudato e ritenuto adeguato agli scopi prefissati dell’intelletto razionalizzatore. “Il Castello” di Kafka descrive perfettamente il senso di straniamento patito dalla mente al cospetto di un ordine razionale che sovrasta ogni forma di sentimento, di riflessione e di critica individuale.
Gli alchimisti rinascimentali descrissero per primi il legame conflittuale esistente tra l’artefice di un sentimento, percezione o opinione e chi invece è “deputato” a riceverla, registrarla e criticarla. La società, attraverso gli esponenti del potere, i delegati e i consulenti, esercita un diritto di censura, di veto e di rifiuto che impedisce alla mente di emergere sul piano culturale, politico o spirituale
Per vedere la realtà dobbiamo riconoscere cosa sia reale. E’ opinione comune che la realtà sia definita dalle leggi. Le Leggi,siamo esse naturali, umane o “divine”, delimitano spazi definiti di realtà. San Paolo affermava che il peccato è la Legge, colpevole di impedire una comunicazione diretta dell’uomo con Dio, di volta in volta rappresentato, nel corso dei secoli, da un potere religioso, politico o economico.
La realtà è dunque un luogo di conflitto. Conflitto tra chi esprime i sentimenti dell’anima e chi invece ha tutto l’interesse ad esautorarla da un contesto definito sempre più dal linguaggio specialistico, sia esso tecnico, scientifico, politico o ideologico. Il linguaggio del potere crea la realtà materiale, così come il linguaggio del nostro intelletto (il pensiero) crea la realtà in cui abitiamo.
L’alchimia a questo punto introduce un paradosso importante: la mente deve ritirarsi dai sensi, assumere una condizione di “dormizione”, morire a se stessa e ascendere a un livello superiore, alla "destra del Padre". Per superare i conflitti e non farsi irretire dall’intelletto dominante, la mente deve annullare le sue funzioni tramite lo Yoga e assurgere a una dimensione di Coscienza dell’Io. (mahat/Io Sono).
I Veda affermano:”Superiori alle facoltà dei sensi sono gli oggetti della conoscenza, superiore agli oggetti è la mente, superiore alla mente è l’intelletto, superiore alla mente è il mahat, il senso dell’io, la coscienza di sé. “
Stando così le cose, bisogna contrarre la mente, che è uno strumento e il mezzo per realizzare molteplici concezioni (samkalpa) e pensieri discorsivi (vikalpa), nell’io (ahamkartr).
Abbandonando le attività mentali, sopprimendo la mente, l’alchimista occidentale riconosce nella “dormizione e ascesa al cielo della Vergine” l’atto iniziatico di superamento dell’ego di voler dominare il mondo e la realtà con le parole e il linguaggio (il Verbo di Dio che si fa carne), per far rimanere soltanto l’io, la coscienza di sé che emerge dall’alchimia dell’anima (l’ottuplice sentiero di metamorfosi).
“Come chi voglia dell’oro, anche se compra un braccialetto, ignora pregi e difetti della forma circolare, ma concentra l’attenzione soltanto sul suo peso e il suo colore, così bisogna concentrare l’attenzione sulla pura coscienza che sorge dalla “dormizione” della mente. E così la Vergine Maria (la mente, madre del Verbo che si fa carne e diventa Intelletto), rinuncia alla realtà dominata dal linguaggio specialistico (i 12 Apostoli di Cristo) e sale al cielo, alla destra del Padre, metafora di uno stato di coscienza dell’Io che è, per suo natura, superiore a qualsiasi ipotesi di interpretazione critica e forma di giudizio estetico esercitata dall'intelletto.




